Lo spettacolo è stato memorabile: un crescendo dall'inizio alla fine, all'inizio ridi, poi diventi semiserio e poi accogli a bocca aperta la meraviglia della poesia, recitata a memoria solo come sa fare lui.
Andiamo per ordine: la prima parte dello spettacolo ha riguardato Prato, che Benigni ha ringraziato perché ha detto che è grazie alla sua città è riuscitio a diventare qualcuno. Non sono mancate però le osservazioni "benignesche"!
"Prato è sempre stata una città proiettata nel futuro: a Firenze vogliono arrestare i lavavetri, noi ormai già da molti anni stiamo sostituendo i semafori con le rotonde! E il problema è risolto!"
"A cena dal sindaco mi sono lamentato che con tutti questi cinesi c'è il rischio di perdere le nostre tardizioni; lui allora mi ha risposto: Ma che dici Roberto, le nostre tradizioni sono radicate nella gente, dure a morire! Intanto vuoi ancora pollo alla mandorle o preferisci un po' di riso alla cantonese? Due invotini primavera?
Poi è stata la volta della politica nazionale: "Allora vediamo dove ero rimasto? Ah si, Berlusconi!"
"Stanno ritornando a galla le manie "divine" di Silvio, vuole imitare Gesù in tutto, anche nella scelta del successore. Tutti rammenteranno la famosa frase: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa
"Quando Casini si allontanò dal centro-destra, novello figliol prodigo, Berlusconi lo apostrofò: Torna Pierfe, se torni ammazzeremo il vitello grasso!
Alla fine il momento più alto: il canto V dell'inferno (anche Roberto per il V-Day???), Paolo e Francesca, dedicato a prato in quanto canto che esalta la grandezza, seppur tragica, dell'amore. Prima lo ha spiegato nei dettagli, verso per verso, e poi lo ha recitato a mente, con un'intensità tale da far ghiacciare il sangue nelle vene. Insomma due ore e venti a diritto, come si direbbe qui, tanto che alla fine, sopraffatto dalle emozioni, mi sentivo anche io come il povero Dante dopo aver ascoltato la triste storia dei due innamorati:
E caddi come corpo morto cade.
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